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Affronti (2003)

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Ideazione e regia: Alfonso Santagata
con: Rossana Gay, Johnny Lodi, Massimiliano Poli
e altri attori dal laboratorio
assistente alla regia: Chiara Senesi
amministrazione: Laura Bagnoli
organizzazione: Rita Campinoti
 

Per tre settimane abiterò con la mia Compagnia Katzenmacher a Cascina, lavorando sulla poetica dell'attore/autore di se stesso.
Ormai sono anni che incontro attori: i seminari sono il pretesto per entrare in relazione con energie umane che hanno concezioni del mondo diverse, che affrontano percorsi della propria memoria inseguendo ombre di creature destinate al teatro.
E' necessario far circolare mondi e tensioni diverse. Come se l'utopia fosse quella di rifondare un nuovo pubblico, una nuova sensibiltà. L'evento teatrale, infatti, rappresenta l'unica possibilità di coinvolgere in un unico processo e in uno spazio e tempo reali attori e spettatori.
I sentimenti sovrani: la follia, così come l'amore, l'odio, la gelosia, la guerra sono grandi elementi drammatici, densi di segni indecifrabili e affascinanti, capaci di provocare e rendere necessaria l'energia inconscia e oscura che ognuno ha dentro di sé; energia indispensabile al lavoro di chi agisce e si mostra sera dopo sera.
Continuo a pensare al teatro come a un'arena di scontro e d'incontro e non come a un luogo rappacificato col mondo.
L'evento finale non potrà essere che il frutto di questo incontro e per questo motivo sarà ogni volta unico e irripetibile.
APPARIRE per SEMBRARE scriverò sul corpo dell'attore la propria partitura indagando sull'esperienza emotiva di questa realtà spastica ormai frutto del vuoto che ci circonda.
Se i materiali devono nascere dalla realtà senza avere la presunzione di esser un cronista del proprio tempo "il come/teatro"deve avere sempre la sua visione anarchica dell'essere e del suo dissolversi.
Questa volta il quotidiano è la causa e la notte il caos.
"L'emergenza" è qualcosa che ho dentro e me ne devo liberare; può essere uno stato febbrile dettato dalla confusione (che attacca continuamente), uno stato d'animo indefinibile che crea un'inquietudine intensa.
Il terribile vuoto che ci circonda, la vanità dell'esistenza mettono disperatamente difronte a questa realtà assurda, a questo paradosso che bisogna minare con l'ironia e forzare ricorrendo a un enigma più forte, ampio e profondo .
Ovviamente a me spetta il compito di provocare le situazioni drammatiche cercando di essere l' occhio schizofrenico (esterno e interno) che suggerisce e moltiplica le direzioni; tuttavia è l' attore che risponde sempre dei propri sentimenti e del proprio teatro.