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Amlet u sciang't

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di e con Massimiliano Poli
organizzazione Rita Campinoti
amministrazione

Laura Bagnoli e Chiara Boldrini

collaborazione al proggetto Franco Cola
con il contributo della Provincia di Firenze

Il sopruso è materia quotidiana del mondo. Come dice Seneca: “…rifulgono più i vizi che le virtù nelle umane faccende,e sono i primi, più che le seconde, a ricevere il premio”.

Le forme con cui si manifesta la sopraffazione sono tutte attorno a noi: e in una città del sud un esperto della materia, Amlet u sciang’t(Amleto lo sciancato) si racconta.

È una confessione orgogliosa: Amlet è riuscito a sopravvivere nel mondo del sopruso, a interiorizzare le regole ed a farsi strada.

Veniamo così a conoscere la vera storia del fratello del padre di Amlet, Claudio: fa il tassista e porta con sé Gertrude per prostituirla. E la storia di Ofelia, che vive nella bambagia, vale a dire nel cotone idrofilo. E di Laerte, che agogna alla cultura, ma ne riceve solo mazzate.

Amlet non è solo protervia e sopruso: assistiamo anche ai suoi momenti di solitudine, di debolezza, di bisogno e di amore. Ma l’Eros è dominato dai pregiudizi del branco, è esposizione genitale, mezzo ulteriore e definitivo di sopraffazione.

La scrittura scenica, affidata principalmente all’ esperienza del gergo del ghetto urbano, si arricchisce per l’apporto di grandi testi della letteratura e della filosofia:”La tranquillità dell’anima” e “La vita felice” di Seneca; il ”Simposio” di Platone; le poesie di Alda Merini e di W.H.Auden.

Qui, gli autori si interrogano sull’essenza dell’uomo e della sua anima, immortale come le idee. La loro ricerca nasce dallo sguardo attento e partecipe alla vita per diventare pensiero capace di riscattare ed esaltare le virtù umane.

Amlet u sciang’t depotenzia questi pensieri piegandoli alle proprie esigenze e da esaltazione della virtù li tramuta per magia alchemica in giustificazione del sopruso.

Il progetto nasce dallo sguardo sulla periferia urbana, degradata e spogliata da qualsiasi forma di bellezza architettonica e ambientale, dove individui ghettizzati nei loro quartieri di origine sono privati della possibilità di guardare oltre il cemento. Qui, le regole civili e sociali mutano la persona nella sua forma e nel suo contenuto, in perenne conflitto tra loro.