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Apparizioni
| Ideazione e regia: |
Alfonso Santagata |
| con: |
Alfonso Santagata, Chiara
Di Stefano,
Johnny Lodi, Massimiliano Poli, Rossana Gay |
| assistente alla regia |
Chiara Senesi |
| responsabile tecnico |
Tommaso Checcucci |
| amministrazione |
Laura Bagnoli |
| organizzazione |
Franco Coda, Rita Campinoti |
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Il tempo del mito
rivive nella storia dell’uomo continuando a produrre visioni. E
i percorsi iniziatici che gli dèi chiedevano ai neofiti per accedere
ai loro culti si ripropongono oggi come inesauribili metafore di un destino
di guerra: che assegna all’uomo avversari da affrontare e sconfiggere,
prove da superare, confini da violare, in nome di una necessità
superiore di cui chi lo governa detiene la conoscenza.
Luoghi sacrificali e iniziatici, are e templi del passato mitico ci parlano
dell’eterna tensione dell’uomo ad avvicinarsi alla divinità
e conquistare la conoscenza: per allontanare mali e pericoli, per cancellare
colpe e propiziare successi, per interpretare il proprio destino e richiamare
su di esso la benedizione divina. Benedetti, ciascuno, dal proprio dio,
gli eroi tragici affrontano la propria sorte, ritessendo odi e amori,
lutti e conquiste in un disegno superiore, necessario e imperscrutabile
insieme.
“C’è una benevolenza degli dèi / che con violenza
siedono sul venerando banco del timoniere”, afferma il coro degli
anziani di Argo attendendo il ritorno di Agamennone conquistatore di Troia:
Agamennone la cui impresa di guerra è stata benedetta da Zeus come
giusta e che a sua volta sarà oggetto dell’ira della divinità,
“giacché su chi causa la morte di molti / gli dei non mancano
di volgere lo sguardo”.
I luoghi di culto custodivano la possibilità di un’iniziazione
alla conoscenza dell’imperscrutabile, e il loro impianto introduceva
l’uomo in un percorso non esclusivamente spirituale, ma anche di
pensiero e fantasia.
Il dio Mithra era una delle divinità predilette dai guerrieri.
Il coro degli Argivi si rivolge al dio sotto la cui protezione agisce
Agamennone dicendo “Zeus, chiunque egli sia, se è questo
il nome con cui gli è caro essere invocato”. Forse Mithra
non è che uno dei nomi di Zeus, invocato perciò da Agamennone
al momento di partire per la conquista di Troia.
Sarà perciò il luogo del culto Mithrale, l'arena dove i
sentimenti sovrani (conflitti amori tradimenti vendette follia) tornano,
insieme alle creature immortali che li accompagnano: Agamennone Clitemnestra
Oreste Cassandra e l'indovino-profeta, mediatore tra cielo e terra.
Gli dei sono coinvolti nelle vicende umane alle quali prendono parte schierandosi
e intervenendo anche con spietatezza, essendo la violenza lo strumento
per eccellenza dell’ordine superiore che essi intendono propiziare.
Divino e umano si sovrappongono e, di fronte all’arbitrio degli
dei, gli eroi rivendicano la propria libertà, affrontando un destino
di sconfitta e di morte che rappresenta il premio della loro grandezza.
Alfonso Santagata
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