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EIDOS (apparizioni)(1999)

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Ideazione e regia: Alfonso Santagata
con: Veronica Cruciani, Chiara Di Stefano, Matteo Garattoni, Johnny Lodi, Massimiliano Poli, Alfonso Santagata
assistente alla regia Chiara Senesi
artifici sonori Gaetano Cappa
 

L'universo della tragedia greca è la fonte di quegli autori del cui mondo sono innamorato; mi riferisco a Shakespeare, Büchner, Dostoievskij e Cervantes. Non desidero accostarmi né con la ragione né con la coscienza, ma piuttosto arrivare all'origine dei sentimenti sovrani propri della tragedia greca: l'amore, l'odio, la vendetta, il conflitto, la follia; l'accettazione e l'insurrezione nei confronti del destino, fino alla purificazione delle passioni.


L'arena del teatro greco, spesso centro di continue morti con cadaveri in proscenio a minacciare i vivi, è il luogo nel quale nascono i grandi conflitti: gli Dei, l'ordine divino, causa di sofferenze e disastri, è al tempo stesso offendibile e intoccabile.
Nella tragedia gli umani emergono dall'oscurità e inevitabilmente vi fanno ritorno. Anche gli indovini/profeti come Tiresia, che pure godono di privilegi in quel luogo. Lo stesso Tiresia può chiedere al Dio Ade di aprire la porta per uscire e dare avvio a una nuova tragedia.
- i cadaveri devono essere sepolti,
- i cadaveri insepolti procurano guai, sono un insulto agli Dei,
- spargono epidemie,
- possono suggerire idee pericolose.

Mentre un umano è morto e per terra come se dormisse, la sua ombra girovaga e incute timore.
Agamennone dice "Questo cadavere gigantesco, questa ombra possente puzza ancora di odio; bisogna seppellirlo."
Omero è stato il primo a prefiguare creature che nella tragedia greca da Eschilo in poi sono state continuamente riscritte portando nella riscrittura le inquietudini del proprio tempo.
Cerco analogie e contrasti presenti in tragedie e autori diversi che affrontino lo stesso tema e le stesse creature, come se tanti Amleti fossero stati scritti da molti Shakespeare.
Sopra gli Dei, sotto l'esilio e il castigo.
Gli Dei coinvolti nelle vicende umane e costretti a schierarsi, sono come gli umani deboli e forti.
Violenza e orgoglio generano tiranni, dice un coro.

Alfonso Santagata