| di: |
Harold Pinter |
| Regia: |
Alfonso Santagata |
| con: |
Giancarlo Ilari, Alfonso Santagata
e Claudio Morganti |
| scene e luci: |
Cos Gradilone |
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| Napoli, Teatro Galleria Toledo, 17
ottobre 1992 |
Tornare a Pinter per affrontare
la sua opera più complessa e ambigua, dove passato e presente si sovrappongono
e comico e tragico s'intrecciano. I racconti, le storie, la memoria, i
frammenti di vita, che i personaggi narrano possono essere tanto fantasie,
quanto travisamenti della realtà, poiché di essa non si conoscono più
i confini. Le situazioni sono reali e concrete: il teatro di Pinter, come
la vita, si mostra senza rivelarsi.
Ho
letto Il Guardiano, come una metafora poetica, senza preoccuparmi
di andare a scavare nelle pieghe e negli anfratti del testo il significato
nascosto per poi esporlo in bella vista: tutto è sospeso.
I tre personaggi de Il Guardiano sono, come al solito in Pinter,
chiusi in una stanza, luogo della compressione delle tensioni, ma per
il loro comportamento e per il loro agire drammatico potrebbero trovarsi
anche sotto un ponte, in un bar, nel parco o a un party: sono testardi,
hanno principi solidi, ma cambiano continuamente opinione.
Tre figure misteriose, immotivate e reali. Tre individui che sono archetipi
della condizione umana.
Sono partito dalla situazione concreta: due giovani e un vecchio in una
stanza. Davis è un vecchio raccattato per strada; è pieno di pregiudizi
razziali, si lascia coinvolgere in risse, ha un cattivo temperamento,
amareggiato ulteriormente dalla solitudine; un uomo alla deriva, puzzolente
che la notte fa rumori.
I due fratelli mi hanno ricordato Aspettando Godot, sono come due
facce della stessa medaglia: Aston da giovane ha subito un elettroshock,
al suo bar qualcuno ha parlato, le voci circolano, "ha delle allucinazioni",
la sua stessa madre ha firmato la condanna; Mick è la parte esplosiva
della medaglia, lucido, deve occuparsi del futuro, non ha tempo da perdere,
brutalità e gentilezza gli appartengono.
Tre cellule impazzite della nostra stessa società.
Difesa e sospetto sono i sentimenti principali: intanto continuano a raccontarsi
storie, che potrebbero anche essere vere.
Alfonso Santagata
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