Il teatro comico

foto di scena

2006

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di: Carlo Goldoni

elaborazione e regia: Alfonso Santagata

con: Alfonso Santagata, Rossana Gay, Johnny Lodi, Massimiliano Poli, Antonio Alveario

Proseguo con i classici. Dopo Eduardo ho pensato a Goldoni, a ‘Il teatro comico’ che anticipa con il meccanismo del ‘teatro nel teatro’ non solo Pirandello di ‘Questa sera si recita a soggetto’ ma tantissimo altro teatro, e penso proprio ad Eduardo, a ‘Uomo e galantuomo’ e non solo.

Attraverso questo meccanismo drammatico Goldoni mette in moto la sua ossessione di riformare il teatro a tutti i costi, di sostituire al teatro dell’improvviso e dei canovacci la pagina scritta, il testo. Il fine è di ripulire certe volgarità e di eliminare le ‘improvvisazioni’ che, dopo due secoli di commedia dell’arte, stavano sempre più diventando un irreale pasticcio di battute stereotipate, convenzionali ed imparaticcie sostenute solo da canovacci tradizionali ormai senza più invenzione.

Questo testo, manifesto per la sua riforma, usa tale meccanismo drammatico in modo tale che tutto diventi frontale ed in esposizione continua, con gli attori disposti sul palco ed in platea, e certe volte si finge una prova a testimoniare la necessità della riforma.
Goldoni scrive la genesi d’una rappresentazione, uno spaccato di vita di una compagnia di comici alle prese con l’esigenza avvertita di dare soluzioni diverse e nuove ai problemi che incontrano nella pratica quotidiana di palcoscenico, ma dove l’attore è portavoce fedele dell’autore e basta.
Premeditatamente intende aderire alla realtà, riproduce la vita e ne ingrandisce otticamente il particolare per dare risalto al dettaglio che la caratterizza. Ne fa partecipe il pubblico a cui chiede un mutamento di attenzione di non poco conto, anche contro le abitudini consolidate.
Eccellente metafora scenica che ne avvicina le tensioni al nostro sentire attuale.

Goldoni però per me appartiene a quel mondo dove la poesia è frutto della ragione e della coscienza, in tal modo rischiando la messa a morte dell’arte e dell’utopia che costituiscono le speranze e le pulsioni del Teatro. La vita interiore d’una compagnia è il disordine delle idee e degli ideali, sono le diverse visioni. Come commediografo si è impegnato in modo ossessivo a fare ‘ordine’ nel panorama teatrale della sua epoca come se avesse avuto paura del rischio che quel teatro immediato,”improvvisato”, si perdesse nel tempo, mentre invece solo la scrittura d’autore potesse durare.

Inventore della commedia borghese, ma anche scrutatore della plebe, proprio lui che ha scritto e recitato intermezzi d’opera, autore di libretti, tragicommedie e melodrammi, o di commedie scritte solo in parte e lasciate all’estro dell’attore, e così fino a dettare la riforma del teatro/ordine….. ma il teatro può nascere solo dal disordine, dallo sguardo che oggi ci appartiene.
E sarà lo stesso meccanismo che Goldoni ci offre ad aprire porte verso un laboratorio di idee distante da borbottii e passettini, cantilene e smancerie che ci ricordano quel mondo ormai stantio che fa riferimento al goldonismo.

Affronterò Goldoni da straniero, senza andare contro ma reinventando quel suo mondo chè abbia le pulsioni di oggi; ogni artista ricrea un mondo, a suo modo trasfigurandolo…

Stralci di recensioni

Della scena, dell’umana condizione e di altri accidenti della storia. Dopo aver tolto di scena Eduardo in due mirabili allestimenti, Alfonso Santagata ha preso di petto un altro nume tutelare della prosa italiana: Goldoni.  (…) ed è proprio dentro che Santagata, impietoso, inserisce il suo cuneo teatrale in un allestimento forte, di presa immediata, poetico e rabbioso. Parla del tempo di Goldoni per annusare e indicare il nostro. Non uno spettacolo contro il commediografo settecentesco, ma uno spettacolo ‘contro’, con i ritmi giusti di una scena allo stesso tempo popolare e di ricerca. Che ha la poesia del furore romantico e separatista, quanto l’amore per la vita, l’intelligenza dello sguardo ironico e distaccato che ricuce i panni degli attori dentro un testo morente per farlo rivivere. Lo spettacolo di Katzenmacher avanza sontuosamente accompagnato dalle musiche di Vivaldi e quelle ricche di chiaroscuri di Piccinni, raffinate improvvisazioni dal profumo filosofico e surreale, schermaglie brechtianamente comiche, straniate e paradossali dei bravi attori.

LA NUOVA SARDEGNA – Walter Porcedda

 

(…)abile è Santagata nello scansare gli eccessi didascalici pur palesemente presenti nel testo riginale. Di cui  l’attuale allestimento erdita soprattutto il gioco speculare del teatro nel teatro in cui pirandellianamente contemporaneità ( la compagnia che si assembla) e storicità ( i personaggi in costume) si sovrappongono continuamente in uno spazio vuoto occupato da un secchio e da un paio di panche.

CORRIERE DEL MEZZOGIORNO – Stefano de Stefano

 

L’intelligenza e l’arguziaa dell’operazione compiuta dagli attori della compagnia Katzenmacher con Alfonso Santagata artefice della rielaborazione drammaturgica, attorno a questo testo/manifesto genera una tensione scenico-metaforica che ne stgmatizza i contenuti contaminando una realtà (non slolo) teatrale. (…) questo spettacolo lascia germinare una serie di riflessioni, sempre più necessarie, sempre più urgenti del nostro sentire quotidiano.

ROMA – Francesco Urbano

 

L’eretico Santagata per un geniale Goldoni. Bel ritorno di Santagata,protagonista e regista di un suo teatro visionario ed eretico. Spettacolo di accentuate infedeltà per mettere in scena l’idea di un Goldoni disperato per miserie di capocomico e bizzarrie d’attori.”

LA REPUBBLICA – Giulio Baffi

 

Alfonso Santagata affronta il testo di Goldoni con un taglio ironico e critico, e sembra proporre una controriforma partendo dalla riforma stessa. Sembra voler  rivendicare un desiderio di libertà, la libertà del caos creativo, del disordine che si fa ordine narrativo e espressivo solo sul palcoscenico, Spettacolo intelligente, gustoso, ben risolto formalmente, che si avvale di una compagnia di bravi attori.”

CORRIERE DELLA SERA – Magda Poli

 

“Ah sono bravi, sono bravi davvero questi della compagnia Katzenmacher, e le loro maschere sono impagabili quando affrontano la loro farsa. La recitazione è stupenda e rende davvero omaggio, facendo divertire lo spettatore, al grand’uomo e gran comico che fu Goldoni.”

LA PADANIA on line

 

Adotta una bella apertura scenica e non cela il divertimento che prova, dopo aver combattuto nella prima parte per mettere in prova lo spettacolo con tutte le regole, a estrarre nella seconda tutti gli effetti possibili dagli interpreti, senza esitare a giocare con le forzature della commedia…”

LA REPUBBLICA – Franco Quadri

 

“L’ormai collaudata e affiatata compagnia Katzenmacher ha reso in maniera convincente questo ideale ‘laboratorio goldoniano’, utilizzandone intelligentemente i propositi d’intervento esplicativi e – perché no – ‘terapeutici’.”

HYSTRIO – Stefania Maraucci