Interniscespiriani

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ideazione e regia: Alfonso Santagata

con: Anna Chiara Fenizi, Silvia Franco, Julieta Marocco Esteves, Massimiliano Poli, Alfonso Santagata

luci e fonica Antonella Colella

sound Gianluca Cinci

Ho deciso di lavorare sull’universo scespiriano partendo dall’idea dello spazio. Esterno e Interno.

Lo spazio interno ci aiuterà a evocare e ricreare alcuni personaggi ideati da Shakespeare, concentrandoci soprattutto su alcune figure minori, quali possono essere le figlie di Lear, il portinaio del Macbeth, Calibano, Gertrude.

Abbiamo debuttato con la prima parte del lavoro, esterniscespiriani, lo scorso agosto 2014. Concentrati sull’idea degli spazi aperti, abbiamo ideato un lavoro itinerante in luoghi esterni completamente trasfigurati.

Gli interni scespiriani derivano dalla concezione del teatro come luogo obbligato, racchiuso. Non asfittico. La limitazione imposta allo sguardo è apertura a immaginazione e fantastico.

Nessuna speculazione, riduzione, manipolazione sul testo di Shakespeare. Un’invenzione, un atto d’amore a Shakespeare.

Il Portinaio del Macbeth oggi si ritrova a fare il portinaio di un condominio particolare dove abitano le creature ancora in ombra di Shakespeare, e dove regnano intrecci di un quotidiano straordinario e paradossale.

Il monologo del Portinaio, già all’epoca di Shakespeare, veniva condannato dalla critica classica come una mescolanza volgare, popolare, avanzandone dubbi e sospetti sull’autenticità. Anche il dialogo del portiere con i personaggi che di volta in volta fa entrare, sono stati giudicati indegni del clima drammatico creato dal poeta. Non conoscendo il vero inferno, crea nella sua fantasia un inferno comico; fa la caricatura alla fantasia poetica dei discorsi di Macbeth mescolando il comico al tragico … i colpi al portone fanno ritirare le due menti criminali quali sono Macbeth e Lady, offrendo al Portinaio l’occasione di un intermezzo popolare, ironico e grottesco. Al suo portone si presentano il fattore – che imbosca il pane per farne aumentare il prezzo, – Equivocos – il mistificatore, il fabbricatore di equivoci – e il sarto – che ruba la stoffa come Macbeth ruba la corona -. Tipici farabutti, tutti e tre comuni profittatori, evasori che pensano solo ai propri interessi.

Un giusto rimando alla cronaca dei nostri tempi.
I semplici vizi del portiere – il vino e il sesso – sono niente in confronto all’ avidità, l’ambizione, la superbia dei potenti.

Le due sorelle Goneril e Regan gestiscono un’attività di parrucchiere, uno spostamento come quello del Portinaio del Macbeth. Sorelle con un pensiero unico, l’ingordigia di avere più di quello che hanno e un appetito inesausto di potere. Tutto solo avidità, solo e soltanto carne. Anche loro appartengono al nostro condominio che volentieri spostiamo verso l’intermezzo popolare con intrecci del quotidiano, del paradosso, situazioni ricche degli umori del mondo e denso di allusioni al contemporaneo – il teatro ha sempre bisogno, per nascere e vivere, d’essere legato al proprio tempo e alla propria società.