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Isaia l'irriducibile (2000) | ||||||||||
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Il profeta, visionario interprete del mistero e sfigurato conoscitore dell'ignoto, come l'attore, ripete la rivelazione senza mai stancarsi e combatte con la voce e con il corpo fino allo sfinimento. Egli non è stato consacrato da nessuno ma è colui che fa sacre le visioni e la voce e che vede la causa del proprio popolo non come fatalità ma come castigo. Isaia si distingue per essere più vendicatore che redentore, immerso nella malattia semitica dell'assoluto: tutto ciò che è relativo è l'essenza del peccato. Il profeta rivela che Dio è il bene e il male, scatenando l'urto tra la natura e l'uomo, il 'tragico'. Tra la luce e le tenebre non c'è crepuscolo - un bianco accecante e un nero spaventoso - nessuna mediazione. Alfonso Santagata |
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