| Ideazione e regia: |
Alfonso Santagata |
| con: |
Alfonso Santagata e Claudio Morganti |
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| Tavarnuzze-Fi, Casa del Popolo,
4 gennaio 1980 |
Uno
spettacolo come tentativo di teatralizzare un mondo inferiore, la pratica
quotidiana di una violenza fatta di sordi contrasti. E la violenza emerge
da ricordi annebbiati ma sempre caratterizzati da un profondo dolore.
Due i personaggi: unici connotati la loro fisicità, la gestualità strozzata,
i corpi continuamente martoriati da una sofferenza viscerale. Il conflitto
dunque diventa struttura portante, protagonista ma soprattutto testimone
dell'affiorare ossessivo di una memoria, di un ricordo che ripercorre
momenti realmente vissuti e terrori irreali; come i sogni degli adulti
che risalgono ad una infanzia in cui più che mai labile diventa il confine
tra reale e fantastico. E nel corso dello spettacolo a volte è solo una
filastrocca infantile che martella la mente in maniera ossessiva. Ed il
prezzo da pagare per spezzare il rapporto crudele tra memoria e conflitto
sta nell'abbracciare una violenza "altra", vestita diversamente, calcolatrice,
criminale, demente, in breve più contemporanea. L'orchestrazione dello
spettacolo si avvale di diversi registri e non rifiuta i risvolti anche
comici di una situazione che, per eccesso di tragicità, sconfina a tratti
nel grottesco. Ed il grottesco può essere una chiave interpretativa assieme
all'ossessività di certe frasi ricorrenti, di un esorcismo inconscio della
cognizione del dolore a cui si aggrappano puntualmente disattesi, i due
personaggi.
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