| Ideazione e regia: |
Alfonso Santagata |
| con: |
Alfonso Santagata, Claudio
Morganti, Franco Pistoni e Cos Gradilone |
| scene e luci: |
Tullio Ortolani |
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| Milano, Teatro Arsenale, 16 febbraio
1990 |
OMSK è il nome di una città della Siberia, un luogo tremendo secondo Dostoevskij.
Senza la preoccupazione né di mettere in scena un suo romanzo né di trasporre
qualche suo particolare concetto e nemmeno di "scavare" in quei suoi personaggi
che viaggiano coll'ombra dell'autore. La tentazione iniziale questa volta
è stata proprio e solo quell'ombra che segue o precede quei personaggi,
li abbandona o li sfotte certe volte, prende il sopravvento e li distrugge
certe altre. All'inizio delle prove non sapevo il motivo che mi spingeva
verso questo viaggio e non sarei stato in grado di spiegarlo. A differenza
di altre volte all'inizio mi mancava il luogo, l'ambiente. Pensando a
OMSK, mi è venuto in mente un posto abbandonato dal tempo, un interno
senza soffitto, dove ci piove dentro e dove il vento non trova ostacoli,
i vetri sono rotti: un interno che diventa una piazza dove chiunque può
entrare e uscire. Mi sono soffermato in particolare su due opere, L'idiota
e La Mite: di Nastasja amo l'orgoglio, del principe quella meravigliosa
ambiguit^ che mi fa pensare, anche se poi non mi fido di lui; Rogozin
è pericoloso perché tutto è scritto sulla sua faccia, non sa mentire;
l'usuraio della Mite ha scoperto le cose belle della vita, ma proprio
nel momento in cui decide di abbandonare la sua tana gli crolla il mondo
addosso. Mi hanno entusiasmato certi climi, ciò che non si dicono, il
loro precipitare nel baratro dell'abulia, quel loro riemergere e le loro
impennate. Nessun autore ha concentrato nelle sue pagine tanti concetti,
valutazioni così contraddittorie: la sua tendenza è di vedere il tutto
come coesistente; in ogni voce ha saputo sentire due voci discordanti;
dove c'era un solo pensiero è riuscito a farlo saltare in aria per cercare
un pensiero doppio.... Anche come uomo è stato eccessivo, come la vita
in cui è stato costretto. E così per le sue creature, quasi sempre possedute
da un'ombra, forti perché traballanti, ostinati perché insicuri, doppi
perché duplici. Ed è stato proprio questo il senso che ho cercato con
Dostoevskij a OMSK.
Alfonso Santagata
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