| Ideazione e regia: |
Alfonso Santagata |
| con: |
Massimiliano Speziani, Giuseppe Battiston,
Elisabetta Ratti, Valentina Diana e Alfonso Santagata |
| assistente alla regia |
Chiara Senesi |
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| Modena, Teatro San Geminiano, 18 gennaio
1996 |
Penso a un teatro immediato e rozzo.
Non
è mia intenzione fare un lavoro sulla tradizione, sulla maschera di Pulcinella
nei secoli, oppure a rendere un Pulcinella archetipo.
Se penso a Petito, immediatamente mi viene in mente la farsa come teatro
puro, dove il corpo e il suo ritmo drammatico suonano una sinfonia discordante.
Mi piacerebbe, con il lavoro degli attori, attraversare queste maschere
e questi tipi nel loro agire senza sentirsi "costituiti" come creature:
ma dove, ciascuna vedesse la sua creatura. Non si tratta quindi di una
trasposizione, ma solo del tentativo di una pura invenzione.
Petito è una persona vissuta continuamente nell'atteggiamento, anteposto
all'ufficiale: è riuscito a reinventare le creature che viaggiavano nei
teatri ufficiali dell'epoca, frequentava il teatro non per rifarlo, ma
solo per rubare, per trasformarlo in altro, facendolo proprio.
Stranamente ho scoperto una sintonia: è quello che ho sempre fatto con
gli autori che ho frequentato fino ad oggi; non si è mai trattato di interpretazione,
ma bisognava trovare un punto di partenza da cui agire per andare altrove.
Solo che nel caso di Petito c'era ancora un mondo a cui dover rispondere
e tutto andava riportato a quel mondo.
Negli sconfinamenti attuali solo chi ha un mondo pu~ fare teatro, solo
chi sconfina ancora di più può agire.
Questo è quanto rimane di lui. E' come un gioco di "stravisamento" cui
manca o si è dimenticata l'origine.
A me è rimasto quello che Petito ha lasciato.
Non ho potuto spiare Petito, come lui ha fatto per le sue parodie, ma
l'ho attraversato.
Infatti, non si tratta di una trasposizione: a volte si pensa a una cosa
per averne un'altra.
Alfonso Santagata
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