| di: |
Howard Barker |
| Ideazione e regia: |
Alfonso Santagata |
| con: |
Cristina Abati, Rossana
Gay, Silvia Guidi, Johnny Lodi, Massimiliano Poli, Carlo Salvador,
Alfonso Santagata, Tommaso Taddei |
| assistente alla regia |
Chiara Senesi |
| colonna sonora |
Tommaso Checcucci |
| organizzazione |
Rita Campinoti |
| amministrazione |
Laura Bagnoli |
| traduzione |
Luca Scarlini, Alfonso Santagata |
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|
Cinque
frammenti estratti dai brevi atti unici di Howard Barker. Possibilità
incise negli orrori della storia, nelle ambiguità degli individui
di fronte alla guerra, al sesso, al potere: come una serie di polaroid
scattate nelle zone d’ombra di un’umanità che ha distrutto
i propri ideali e si è fatta esperta del tradimento.
Il terrorista, la puttana, il torturatore, Giuditta, l’ufficiale,
lo zar… personaggi di un mondo in guerra, dove la malvagità
ha superato ogni limite e le contraddizioni esplodono nella banalità
della violenza. Il più debole ha appuntito il suo discorso facendone
un’arma. E per tutti la scena è luogo di una catastrofe ancora
senza esito.
Lo spettacolo ha incontrato la necessità drammaturgica di far convivere
i frammenti di Barker, i suoi personaggi compromessi e ribelli, torturatori
e vittime, all’interno di un contenitore altro, che insieme ne rifrangesse
e ribaltasse le storie e i lineamenti. Come a cercare un rispecchiamento
alchemico, ho inventato un altro luogo, che non appartiene alle possibilità
esplorate da Barker: un cabaret notturno dove si esibiscono le ferite
di un’umanità alla deriva. Il
mondo di Barker è circondato da un altro mondo, abitato da creature
che vivono oltre la soglia di una tragedia già consumata. Un cabaret
trasceso che sfida il ridicolo e il paradosso.
Il teatrino notturno e il teatro di Howard Barker che annodano tragedie
vere e apparizioni tragiche, in una sorta di commedia nera dove non è
più possibile distinguere le visioni dagli incubi, le apparizioni
dagli spettri, i rumori di guerra dal frastuono che si agita nella debolezza
delle menti.
Alfonso Santagata
"… Santagata si presenta come
una compenetrazione biologica di poetiche, un processo alchemico che mette
in reciproca reazione due artisti che si strappano i volti a vicenda,
si misurano, caoticamente, sviluppano una energia gioiosa nelle loro lotte
da strada. Uno spettacolo…una costruzione che sembra vacillare in
continuazione…e che infine si dimostra un impianto ritmico fenomenale,
tiranno assoluto dell'attenzione dello spettatore."
Gian Maria Tosatti
"Tuttoteatro"
"Alfonso Santagata è un creatore di visioni: sulla sua
scena convoca i silenzi e i non detti degli autori contemporanei…Possibilities
è un ascolto e, per la prima volta, sembra non siano le storie
a piegarsi alla visionarietà del racconto quanto il contrario.
Gioia Costa "L'Unità"
"…Una guerra nella guerra, come
scatole cinesi, improntate alla più spietata sopraffazione. E come
un labirintico sistema a catena si articola lo spettacolo che il regista
e attore Alfonso Santagata ha ricavato dai testi brucianti del drammaturgo
inglese Howard Barker. Qui non c'è narrazione, l'orizzonte è
quasi atemporale. Ogni scena è incastrata a forza fra la alte.
Buio, azione. Sono i meccanismi e le logiche nascoste del dominio a interessare
Barker. … Un susseguirsi di micro atti unici che tolgono il fiato,
stemperati solo qua e là da grotteschi siparietti da cabaret."
Simona Maggiorelli
"La Nazione"
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