Se tujur la nuì

foto di scena

2001

Share

ideazione e regia: Alfonso Santagata

con: Alfonso Santagata, Rossana Gay,Johnny Lodi, Massimiliano Poli

assistente alla regia: Chiara Senesi 

tecnico: Tommaso Checcucci

amministrazione: Rita Campinoti

Il terribile vuoto che ci circonda, la vanità dell’esistenza mettono disperatamente di fronte a questa realtà assurda, al paradosso che bisogna cercare di minare con l’ironia.

Continua ormai da anni questa mia ossessione dei ” luoghi ” che non sono teatri, una voglia di trasfigurare, d’investire e farsi investire per creare un agire itinerante. Mi riferisco a Terra sventrata, Ubu scornacchiato, Tragedia a mmare, Se la nuì, tutti lavori in cui i luoghi hanno determinato l'”agire drammatico”.
Questi lavori, come sempre, mi costringono a trovare un agire anche nel luogo obbligato teatro: Polveri, Ubu u Pazz, Eidos, Se tujur la nuì ne sono la naturale conseguenza.

Se tujur la nuì è quello che nella mia scrittura drammaturgica chiamo “l’emergenza”, cioè qualcosa che ho dentro e di cui mi devo liberare; può essere uno stato febbrile, dettato dalla confusione (che attacca continuamente), uno stato d’animo indefinibile, che crea un’inquietudine intensa.
Questa volta voglio affrontare il mondo degli esclusi partendo dagli attori in quanto tali e creando un microcosmo infettato in rivolta che non è intenzionato ad assumere gli antibiotici, ma la sua bandiera è l’infezione.
Se i materiali devono nascere dalla realtà, senza avere la presunzione di essere un cronista del proprio tempo, il “come/teatro ” deve avere sempre la sua visione anarchica dell’essere e del suo dissolversi.
Questa volta il quotidiano è la causa e la notte il caos.

SE TUJUR LA NUI’
Renè svolge un lavoro notturno impegnativo e di responsabilità poiché è alla centralina telefonica per chiamate urgenti, un lavoro che non si può definire normale, il giorno dorme e la notte lavora. Di se stesso dice continuamente “non saprei cosa fare di giorno, meno male che questo lavoro mi permette di dormirci sopra “; sulla stessa scrivania c’è un altro telefono, quello di un albergo a ore: è il secondo lavoro di Renè che da la disponibilità delle camere.

Renè è un documentarista dell’amore; ha installato nelle camere del suo albergo telecamere per catturare momenti intimi dell’amore.
Fra una chiamata di emergenza ed una chiamata per le camere dell’albergo a ore arriva, per le sue sedute terapeutiche, Nino, che ha perso la memoria in un incidente stradale; poi Tony, fratello di Renè, impegnato nella ricerca di Rocco, sparito da 5 mesi e la madre dei due che torna continuamente a vigilare il suo nucleo familiare.
Un microcosmo di cellule impazzite, paradosso possibile della vita che ci circonda, impegnate alle ore 21:00 a recitare la loro commedia nera.

La prima tappa del percorso Se tujur la nuì è stata Siena, nell’ospedale psichiatrico a maggio 2001: siamo partiti da un seminario di 15 giorni, con il sostegno di Accademia Amiata, fatto con la mia compagnia e con attori del territorio, ed infine abbiamo mostrato 45 minuti di materiali in uno stato disordinato: l’abbiamo chiamato “La notte degli oltraggi “.

La seconda tappa è stato il Festival di Santarcangelo dei Teatri in una ex colonia fascista degli anni trenta a Bellaria in luglio 2001 con Se la nuì dove è stato molto forte l’impatto con le camerate affollate di letti, materassi, elementi fondamentali della notte, sogni, incubi, amore, nascita, morte.


Alfonso Santagata


Con il sostegno di Teatro Metastasio – Prato, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Toscana, Comune di San Casciano Val di Pesa (FI). 

Stralci di recensioni

“[…] Il tema della strana coesistenza tra nobiltà e bassezza, tra attività caritativa e appetiti torvamente inconfessabili – malinconiche sveltine, squallidi sguardi dai buchi delle serrature – che esprime poi, nel mondo di reietti caro a Santagata, l’eterna duplicità della natura umana ambiguamente sospesa tra ascesa e caduta, ritorna come un filo conduttore per l’intero spettacolo.”

Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore

“[…] Alfonso Santagata ci ha regalato uno specchio in cui riflettere pezzi di noi […]. Bellissimo lasciarci trafiggere dalla sua poesia dell’evocazione, che ci rapisce da una notte qualsiasi per regalarci la sua notte, infetta e inquieta.”

Elisa Fontana, Il Quaderno del Festival – Santarcangelo dei Teatri

“Alfonso Santagata […] ha concentrato una vicenda di apparizioni e di incubi in Se tujur la nuì, spettacolo insieme scollato e acuminato, grottesco e tragico, trash e poetico. D’altra parte questo attore-autore, […] maestro capace di creare indimenticabili figure di esclusi, di reietti, lavora perlomeno dal 1994 così: […] un lavoro per accumulo e per sintesi, continuo, che esibisce e trasforma i materiali di una realtà devastata, quella nostra, di ogni giorno. […] con i suoi efficaci compagni (Johnny Lodi, Massimiliano Poli, Rossana Gay), disegna ancora una volta una commedia nera, che passa dall’emozione che scalfisce al contrasto che raffredda, in una tavola alla Bosch, satura di elementi giustapposti che creano un mondo straniero fatto di elementi usuali. Oggetti, sentimenti, passioni, materiali sono intrecciati fino a deformarsi, per rendere più riconoscibile, misterioso, profondo, il tempo senza memoria e pieno di indifferente dolore nel quale siamo immersi”.

Massimo Marino, Tuttoteatro