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Tamburnait (1996) | ||||||||||
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L'immagine di partenza è un uomo solo chiuso nella sua casa. Si metterà in contatto col mondo attraverso il suo videocitofono, le situazioni nasceranno per caso, da quelle persone che passeranno sotto casa sua, una specie di cacciatore di anime vaganti; le sue trappole molte volte gli si ritorceranno contro. Nella passata vita ordinata non riusciva a relazionarsi con nessuno, nel bene e nel male, un autoescluso arrivato a uno stato di annichilimento totale.
Di sé diceva solo questo: "sono
condannato dalla notte, al buio sento tamburi lontanissimi che si avvicinano
e vedo un esercito di tamburi che avanza e si percuote da solo, come se
si autoflagellassero, ogni tanto urlano, l'urlo è umano, avanzano compatti. Quando si fermano anche il vento si ferma con loro, migliaia di tamburi che non hanno bisogno di respirare, che non conoscono la stanchezza. Poi, pianissimo, in coro, dolcissimi, ricominciano la loro marcia, la notte li accompagna, solo il giorno li ferma". Alfonso Santagata |
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