Tamburnait

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foto di scena

1996

ideazione e regia: Alfonso Santagata

con: Massimiliano Speziani, Giuseppe Battiston, Elisabetta Ratti, Valentina Diana e Alfonso Santagata

assistente alla regia: Chiara Senesi

Modena, Teatro San Geminiano, 18 gennaio 1996

Con Polveri ho individuato un altro percorso nella mia scrittura drammatica, quella che io chiamo la “scrittura sul corpo dell’attore”.

L’immagine di partenza è un uomo solo chiuso nella sua casa.

Si metterà in contatto col mondo attraverso il suo videocitofono, le situazioni nasceranno per caso, da quelle persone che passeranno sotto casa sua, una specie di cacciatore di anime vaganti; le sue trappole molte volte gli si ritorceranno contro. Nella passata vita ordinata non riusciva a relazionarsi con nessuno, nel bene e nel male, un autoescluso arrivato a uno stato di annichilimento totale.

Come se avesse scovato l’unico osservatorio umano possibile, chiuso tra le sue mura, sfida, attacca, prepara cene a sconosciuti, s’innamora.

Di sé diceva solo questo: “sono condannato dalla notte, al buio sento tamburi lontanissimi che si avvicinano e vedo un esercito di tamburi che avanza e si percuote da solo, come se si autoflagellassero, ogni tanto urlano, l’urlo è umano, avanzano compatti.
Dove passano distruggono tutto, anche gli alberi stramazzano al suolo, non conoscono riposo, arrivano da un paese lontano e sconosciuto.

Quando si fermano anche il vento si ferma con loro, migliaia di tamburi che non hanno bisogno di respirare, che non conoscono la stanchezza. Poi, pianissimo, in coro, dolcissimi, ricominciano la loro marcia, la notte li accompagna, solo il giorno li ferma”. Tamburnait.

Alfonso Santagata