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| di |
Carlo Goldoni |
| elaborazione e regia |
Alfonso Santagata |
| con |
Alfonso Santagata, Rossana Gay, Johnny Lodi, Massimiliano Poli, Antonio Alveario |
| Recensioni |
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Proseguo con i classici. Dopo Eduardo ho pensato a Goldoni, a ‘Il teatro comico’ che anticipa con il meccanismo del ‘teatro nel teatro’ non solo Pirandello di ‘Questa sera si recita a soggetto’ ma tantissimo altro teatro, e penso proprio ad Eduardo, a ‘Uomo e galantuomo’ e non solo.
Attraverso questo meccanismo drammatico Goldoni mette in moto la sua ossessione di riformare il teatro a tutti i costi, di sostituire al teatro dell’improvviso e dei canovacci la pagina scritta, il testo. Il fine è di ripulire certe volgarità e di eliminare le ‘improvvisazioni’ che, dopo due secoli di commedia dell’arte, stavano sempre più diventando un irreale pasticcio di battute stereotipate, convenzionali ed imparaticcie sostenute solo da canovacci tradizionali ormai senza più invenzione.
Questo testo, manifesto per la sua riforma, usa tale meccanismo drammatico in modo tale che tutto diventi frontale ed in esposizione continua, con gli attori disposti sul palco ed in platea, e certe volte si finge una prova a testimoniare la necessità della riforma.
Goldoni scrive la genesi d’una rappresentazione, uno spaccato di vita di una compagnia di comici alle prese con l’esigenza avvertita di dare soluzioni diverse e nuove ai problemi che incontrano nella pratica quotidiana di palcoscenico, ma dove l’attore è portavoce fedele dell’autore e basta.
Premeditatamente intende aderire alla realtà, riproduce la vita e ne ingrandisce otticamente il particolare per dare risalto al dettaglio che la caratterizza. Ne fa partecipe il pubblico a cui chiede un mutamento di attenzione di non poco conto, anche contro le abitudini consolidate.
Eccellente metafora scenica che ne avvicina le tensioni al nostro sentire attuale.
Goldoni però per me appartiene a quel mondo dove la poesia è frutto della ragione e della coscienza, in tal modo rischiando la messa a morte dell’arte e dell’utopia che costituiscono le speranze e le pulsioni delTeatro. La vita interiore d’una compagnia è il disordine delle idee e degli ideali, sono le diverse visioni. Come commediografo si è impegnato in modo ossessivo a fare ‘ordine’ nel panorama teatrale della sua epoca come se avesse avuto paura del rischio che quel teatro immediato,’improvvisato’, si perdesse nel tempo, mentre invece solo la scrittura d’autore potesse durare.
Inventore della commedia borghese, ma anche scrutatore della plebe, proprio lui che ha scritto e recitato intermezzi d’opera, autore di libretti, tragicommedie e melodrammi, o di commedie scritte solo in parte e lasciate all’estro dell’attore, e così fino a dettare la riforma del teatro/ordine….. ma il teatro può nascere solo dal disordine, dallo sguardo che oggi ci appartiene.
E sarà lo stesso meccanismo che Goldoni ci offre ad aprire porte verso un laboratorio di idee distante da borbottii e passettini, cantilene e smancerie che ci ricordano quel mondo ormai stantio che fa riferimento al goldonismo.
Affronterò Goldoni da straniero, senza andare contro ma reinventando quel suo mondo chè abbia le pulsioni di oggi; ogni artista ricrea un mondo, a suo modo trasfigurandolo.
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