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Distribuzione 2002 ~ 2003

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Tragedia a Gibellina

Ideazione e regia: Alfonso Santagata
con: Chiara Di Stefano, Johnny Lodi, Sergio Licatalosi, Mariano Nieddu,
Daria Panettieri, Francesco Pennacchia, Alfonso Santagata, Roberto Serpi
e con: otto attori provenienti dal laboratorio condotto da Alfonso Santagata a Gibellina
narratori: Antonio Alveario, Vincenzo Vetrano
assistente alla regia Chiara Senesi
responsabile tecnico Tommaso Checcucci, Salvo Di Martina
amministrazione Laura Bagnoli
organizzazione Franco Coda, Rita Campinoti
 

A Gibellina la tragedia ha già avuto luogo. Nel tempo di una notte si è compiuto un destino senza ritorno, che ha coinvolto uomini e cose. Tutto già avvenuto, eppure tutto ancora da attraversare: la tragedia ancora tutta da affrontare e da vivere, per il tempo necessario. Come nel teatro greco. Destini già decisi, scritti nel mito e consegnati a personaggi che se ne faranno carico fino in fondo, non potendo evitare nessun dolore, per quanto scritto negli auspici e anticipato dagli indovini.
Saranno i ruderi di Gibellina a evocare i percorsi della tragedia dei Labdacidi.
Il cretto di Gibellina scolpisce la vastità di una distruzione che è stata opera della potenza cieca e terribile della natura. Lì rivivranno le vicende della stirpe di Laio, attraverso le quali il teatro continua a raccontare di una potenza che sa farsi ancora più terribile, quella dell’uomo che – come canta il coro degli anziani di Tebe - asservisce la natura, solca i mari e doma gli animali, ma ancor più temibile può essere volgendo al male il proprio ingegno e dispensando morte e sottomissione.
Il tempo della rappresentazione salda il passato al presente, rileggendo le immagini e le vicende del mito alla luce della sensibilità contemporanea. Guerre e distruzioni, asservimenti e deportazioni, ragioni di Stato e responsabilità individuali sono temi che trovano nella tragedia greca icone straordinariamente simboliche e continuamente attuali. Una sorta di pertinenza feroce, che continua a farci tornare su queste trame ancestrali, di tempo in tempo, di spettacolo in spettacolo. Così questa Tragedia a Gibellina sarà un nuovo, originale sviluppo di un’indagine sui cicli tragici iniziata con Tragedia a mmare e proseguita con Eidos.
C’è quasi l’urgenza di creare, in uno spazio itinerante e unico, una vicenda che parte dagli antichi e dai loro miti per far emergere ciò che di eccessivo e inesorabile sembra in qualche modo appartenere alla contemporaneità: sentimenti e passioni, vincoli di sangue e conflitti per nuove egemonie.
L'idea è di far tornare i Labdacidi in un luogo diroccato, non teatrale, con macchine, motociclette, carrelli in una zona abbandonata dalla vita, ma solcata da sentimenti non pacificati.
Tragedie che con insistenza mostrano padri e madri, sposi, fratelli e figli uniti da vincoli feroci.
Edipo figlio di Laio e padre di Antigone, Ismene, Eteocle e Polinice, consegnato per sempre al proprio destino da una terribile genealogia fatta di crimini portati all'estremo.
A Zeus il regno dei cieli, a suo fratello Ade, dio dei morti, il regno sotterraneo. Tutti gli uomini finiscono all'Ade e diventano ombre che appaiono e scompaiono.
Le creature eterne ritornano.
Si consultano oracoli e si interpretano vaticini; per conoscere il proprio destino gli uomini interrogano gli indovini, in molti casi disattendendone le profezie e maledicendoli. E la tragedia ha nuovamente inizio.
"La tragedia è un inganno in cui è più saggio chi si lascia ingannare". Gli dei si fanno arbitri dell'umano agire e gli eroi rivendicano la propria libertà di fronte a un destino già segnato: libertà di seguire le proprie ragioni e i propri sentimenti, fino all’eccesso, fino al peccato fatale nei confronti della divinità. Ma, in fondo, cos’altro è l’hybris, l’irresistibile delitto di tracotanza, se non l’altrettanto implacabile tensione dell’uomo a coltivare una personale utopia? Al di fuori dei lacci divini e delle condanne ataviche – frutto del tanto male che altri uomini hanno disseminato nel corso della storia - l’eroe tragico traccia, nel solco della vicenda che gli è assegnata, il progetto di una vita rispondente a leggi scelte e a una superiore armonia fra sé e il mondo.
Anche a questo invita a riflettere lo scenario tragico di Gibellina, che ritrova un’armonia fra uomo e natura attraverso un paesaggio artistico di spaventosa, non riconciliata bellezza.

Alfonso Santagata