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Tragedia a Gibellina
| Ideazione e regia: |
Alfonso Santagata |
| con: |
Chiara Di Stefano, Johnny
Lodi, Sergio Licatalosi, Mariano Nieddu,
Daria Panettieri, Francesco Pennacchia, Alfonso Santagata, Roberto
Serpi |
| e con: |
otto attori provenienti dal laboratorio
condotto da Alfonso Santagata a Gibellina |
| narratori: |
Antonio Alveario, Vincenzo Vetrano |
| assistente alla regia |
Chiara Senesi |
| responsabile tecnico |
Tommaso Checcucci, Salvo Di Martina |
| amministrazione |
Laura Bagnoli |
| organizzazione |
Franco Coda, Rita Campinoti |
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A
Gibellina la tragedia ha già avuto luogo. Nel tempo di una notte
si è compiuto un destino senza ritorno, che ha coinvolto uomini
e cose. Tutto già avvenuto, eppure tutto ancora da attraversare:
la tragedia ancora tutta da affrontare e da vivere, per il tempo necessario.
Come nel teatro greco. Destini già decisi, scritti nel mito e consegnati
a personaggi che se ne faranno carico fino in fondo, non potendo evitare
nessun dolore, per quanto scritto
negli auspici e anticipato dagli indovini.
Saranno i ruderi di Gibellina a evocare i percorsi della tragedia dei
Labdacidi.
Il cretto di Gibellina scolpisce la vastità di una distruzione
che è stata opera della potenza cieca e terribile della natura.
Lì rivivranno le vicende della stirpe di Laio, attraverso le quali
il teatro continua a raccontare di una potenza che sa farsi ancora più
terribile, quella dell’uomo che – come canta il coro degli
anziani di Tebe - asservisce la natura, solca i mari e doma gli animali,
ma ancor più temibile può essere volgendo al male il proprio
ingegno e dispensando morte e sottomissione.
Il tempo della rappresentazione salda il passato al presente, rileggendo
le immagini e le vicende del mito alla luce della sensibilità contemporanea.
Guerre e distruzioni, asservimenti e deportazioni, ragioni di Stato e
responsabilità individuali sono temi che trovano nella tragedia
greca icone straordinariamente simboliche e continuamente attuali. Una
sorta di pertinenza feroce, che continua a farci tornare su queste trame
ancestrali, di tempo in tempo, di spettacolo in spettacolo. Così
questa Tragedia
a Gibellina sarà un nuovo, originale sviluppo di un’indagine
sui cicli tragici iniziata con Tragedia a mmare e proseguita con Eidos.
C’è quasi l’urgenza di creare, in uno spazio itinerante
e unico, una vicenda che parte dagli antichi e dai loro miti per far emergere
ciò che di eccessivo e inesorabile sembra in qualche modo appartenere
alla contemporaneità: sentimenti e passioni, vincoli di sangue
e conflitti per nuove egemonie.
L'idea è di far tornare i Labdacidi in un luogo diroccato, non
teatrale, con macchine, motociclette, carrelli in una zona abbandonata
dalla vita, ma solcata da sentimenti non pacificati.
Tragedie che con insistenza mostrano padri e madri, sposi, fratelli e
figli uniti da vincoli feroci.
Edipo figlio di Laio e padre di Antigone, Ismene, Eteocle e Polinice,
consegnato per sempre al proprio destino da una terribile genealogia fatta
di crimini portati all'estremo.
A Zeus il regno dei cieli, a suo fratello Ade, dio dei morti, il regno
sotterraneo. Tutti gli uomini finiscono all'Ade e diventano ombre che
appaiono e scompaiono.
Le creature eterne ritornano.
Si consultano oracoli e si interpretano vaticini; per conoscere il proprio
destino gli uomini interrogano gli indovini, in molti casi disattendendone
le profezie e maledicendoli. E la tragedia ha nuovamente inizio.
"La tragedia è un inganno in cui è più saggio
chi si lascia ingannare". Gli dei si fanno arbitri dell'umano agire
e gli eroi rivendicano la propria libertà di fronte a un destino
già segnato: libertà di seguire le proprie ragioni e i propri
sentimenti, fino all’eccesso, fino al peccato fatale nei confronti
della divinità. Ma, in fondo, cos’altro è l’hybris,
l’irresistibile delitto di tracotanza, se non l’altrettanto
implacabile tensione dell’uomo a coltivare una personale utopia?
Al di fuori dei lacci divini e delle condanne ataviche – frutto
del tanto male che altri uomini hanno disseminato nel corso della storia
- l’eroe tragico traccia, nel solco della vicenda che gli è
assegnata, il progetto di una vita rispondente a leggi scelte e a una
superiore armonia fra sé e il mondo.
Anche a questo invita a riflettere lo scenario tragico di Gibellina, che
ritrova un’armonia fra uomo e natura attraverso un paesaggio artistico
di spaventosa, non riconciliata bellezza.
Alfonso Santagata

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